
Moduli Richieste Bando
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Modelli Attestazione
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Circolare 39
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Domande e Risposte
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Il Volantino
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Il Volantino
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E’ indetto un bando di selezione pubblica per il conseguimento delle qualifiche professionali di restauratore di beni culturali, nonché di collaboratore restauratore di beni culturali. Il conseguimento della qualifica di restauratore di beni culturali, in esito all’espletamento delle procedure previste dal presente bando, determina la possibilità di eseguire gli interventi di manutenzione e restauro su beni culturali mobili e superfici decorate di beni architettonici, riservati ai soggetti in possesso della predetta qualifica. La domanda va presentata entro il 31 dicembre 2009, esclusivamente in via telematica.
Il Bando
(documento in formato pdf,peso123Kb)
Salve a tutti, convochiamo un’assemblea presso la nostra sede per sabato 14 aprile 2007 alle ore 10,00 per parlare dei seguenti argomenti:
COORDINAMENTO Fillea Cgil
Via
buonarroti 12, III piano – tel 06.46206601
Roma 6 aprile 2007
Salve a
tutti, convochiamo con urgenza un’assemblea presso la nostra sede per giovedì 22 marzo alle ore 18,00
per parlare dei seguenti argomenti:
• Determina della Regione Lazio per la definizione del profilo del
collaboratore restauratore e standard formativi. Risultati e obiettivi
futuri.
• Istituzione di una Commissione Tecnica che lavorerà sulla verifica
dei curricula per il riconoscimento e la certificazione delle
competenze per l’inserimento in corsi di formazione integrati e per
costruire un processo di attestazione delle qualifiche per
l’acquisizione del titolo.
• Proroga della scadenza all’iscrizione al Corso della provincia di
Roma (VEDI MAIL PRECEDENTE) al 26 marzo ore 17.00. Spiegazioni
dettagliate sulle modalità di iscrizione, requisiti per accedere al
corso (equivalente ad un terzo anno di un ciclo triennale) che
rilascerà il titolo di collaboratore restauratore secondo la normativa
in vigore.
• Sicurezza nei cantieri archeologici…news.
L’urgenza
degli argomenti in previsione della scadenza dell’iscrizione al corso
per gli interessati e per l’istituzione della Commissione tecnica ha
reso necessaria una convocazione con poco preavviso e durante un giorno
lavorativo.
Ci scusiamo, certi che l’importanza degli argomenti varrà il sacrificio…
COORDINAMENTO
Fillea Cgil
Via buonarroti 12, III piano – tel 06.46206601
Roma 13 marzo 2007
La Regione Lazio ha approvato il 13 dicembre 2006
lo standard formativo per la figura professionale del Collaboratore restauratore
e del sistema di riconoscimento dei titoli pregressi di studio e lavoro.
Questa Determina regionale parte dalla considerazione che tale figura
professionale svolge un ruolo fondamentale e di alto livello per la
conservazione ed il restauro dei beni storici ed artistici, le cui
numerose competenze sono legate a tutti i processi lavorativi del ciclo
del restauro. Delineandone in modo chiaro i percorsi di accesso, pone
le basi importantissime per il riconoscimento di tale professione, che
fino ad oggi è rimasta nell’ombra e che di fatto rappresenta per numero
e ruolo il cardine del lavoro che si svolge nei cantieri e nei
laboratori.
Lo standard formativo si sviluppa in un triennio di 800 ore l’anno e
sarà il percorso da seguire per il futuro.
Il riconoscimento dei titoli formativi e dell’attività lavorativa
pregressa, valutato da una commissione tecnica, permetterà in via
transitoria di integrare i titoli mancanti per acquisire la qualifica,
con la possibilità di inserirsi nel percorso formativo in itinere.
La Provincia di Roma ha approvato un progetto
cofinanziato dalla Unione Europea per un corso professionale sul
restauro dei materiali lapidei, musivi, litoidi e manufatti derivati di
1200 ore promosso dal Formedil Lazio e Il Cefme di Roma.
Questo corso è stato inserito all’interno di questo progetto formativo
e riconosciuto come terza annualità per il conseguimento della
qualifica di Collaboratore restauratore, ai sensi della determina della
Regione Lazio D4523 del 13/12/2006.
Ne consegue che per parteciparvi saranno necessari dei requisiti di
qualifiche professionali e formative pregresse che verranno verificati
e valutati dalla commissione tecnica che si istituirà presso la Regione.
Questo progetto formativo così come la definizione
della figura professionale del Collaboratore Restauratore viene attuato
in via sperimentale dalla Regione Lazio che si è posta come obiettivo
urgente quello di affrontare in anticipo e risolvere le questioni a
lungo disattese del settore del restauro e dei titoli di chi vi opera.
Come Organizzazione Sindacale riteniamo sia un importante passo in
avanti che va seguito con attenzione, per assicurare la piena aderenza
alle esigenze del settore e per dialogare attivamente con i programmi
istituzionali in tema di formazione e lavoro.
La nostra partecipazione ai lavori della commissione ci permetterà di
vigilare e verificarne l’andamento.
E’ indubbio che il risultato conclusivo ed il pieno riconoscimento del titolo al livello nazionale sarà raggiunto solo a seguito della conferenza Stato /Regioni e dell’approvazione dello Standard anche da parte del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, per consentire un osmosi tra i titoli regionali e le leggi nazionali in materia.
L’iscrizione al corso della Provincia di Roma scade il 6 marzo 2007.
Tutti
coloro che fossero interessati ad avere informazioni in merito potranno
riferirsi alle Organizzazioni Sindacali.
Per La Fillea Cgil Roma e Lazio : Coordinamento
restauro:
• presso la nostra sede di via Buonarroti 12, III piano.
• Tel.06/46206601 – fax 06/47825128
• fillea@lazio.cgil.it
Roma 21 febbraio 2007

Presidio delle lavoratrici e dei
lavoratori
Sabato 18 novembre ore 10,00
Via del Collegio Romano
Le organizzazioni sindacali Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, da anni stanno denunciando, in relazione al settore dei Beni Culturali, la situazione insostenibile che quotidianamente vivono i lavoratori del restauro e dell’archeologia nei cantieri: elusione dell’applicazione dei CCNL o sottoinquadramento; utilizzo di contratti a progetto e di P. IVA (più del 52% dei lavoratori del settore), che nascondono, sotto forma autonoma, rapporti di lavoro subordinato con conseguente mancanza di ammortizzatori sociali; mancato riconoscimento professionale; precarietà, sfruttamento e forte ricattabilità; elevati rischi per la salute degli operatori.
Il
mancato riconoscimento delle professionalità impegnate nelle attività
culturali ha portato fino ad oggi alla diffusione di un lavoro
dequalificato e quasi sempre precario e mal pagato.
Il Decreto Legislativo 156/2006, approvato il 27 aprile scorso, nega a
decine di migliaia di lavoratori il riconoscimento della
professionalità acquisita e di un dignitoso e riconosciuto inserimento
nel sistema lavorativo.
Chiediamo dunque a tutti i lavoratori della cultura di condividere e appoggiare una mobilitazione che parte da un problema vissuto dai restauratori per chiedere insieme ai sindacati:
1. La possibilità di accedere alla qualifica professionale attraverso il riconoscimento dei percorsi formativi e lavorativi secondo criteri esigibili che superino l’inadeguatezza delle attuali misure di certificazioni e attraverso la riapertura dei termini per la loro consegna previsti dalle norme transitorie art.182, D.Lgsl. 156/2006.
2. Ricollocare al centro dell’iniziativa i problemi che riguardano più in particolare il mondo del lavoro del restauro e dell’archeologia, attraverso l’apertura di due tavoli interministeriali sulle regole fra MiBAC e Lavori Pubblici e tra MiBAC e Ministero del Lavoro.
Dai cantieri un appello di solidarietà
ai lavoratori della cultura
Beni e Attività
culturali
un problema di tutela del lavoro e delle professioni
Dopo anni di abbandono di uno dei settori più importanti per lo sviluppo del Paese e di condizione precaria nella quale sono costretti quanti operano nelle attività culturali chiediamo a tutti i lavoratori della cultura di condividere e appoggiare una mobilitazione che parte da un problema vissuto dai restauratori per chiedere insieme ai sindacati:
• La possibilità di accedere alla qualifica professionale attraverso il riconoscimento dei percorsi formativi e lavorativi secondo criteri esigibili che superino l’inadeguatezza delle attuali misure di certificazioni e attraverso la riapertura dei termini per la loro consegna previsti dalle norme transitorie
• Ricollocare al centro dell’iniziativa i problemi che riguardano sia il lavoro del restauro che dell’archeologia, attraverso l’apertura di due tavoli interministeriali sulle regole fra MiBAC e Lavori Pubblici e tra MiBAC e Ministero del Lavoro.
Uniamoci per far sentire il vero peso del lavoro nella cultura e della cultura nel nostro paese
Presidio delle lavoratrici e dei
lavoratori
Sabato 18 novembre ore 10,00
Via del Collegio Romano
E’ stato
giustamente evidenziato come, in un’economia permeata da valori
immateriali le risorse culturali si contrappongono come fonte primaria
per una crescita sociale ed economica diffusa.
Quindi i Beni Culturali recano, come comparto economico, un valore
aggiunto: la crescita sociale.
Per noi un progetto di crescita e sviluppo della cultura non può non
riguardare le risorse umane, la loro qualificazione e il loro diritto
ad essere tutelate, tema solitamente assente dai grandi e piccoli
dibattiti su argomenti che riguardano il settore.
Qualcuno
ha anche giustamente notato come ciò non dovrebbe stupire più di tanto,
“ se si considera l’ostinazione con la quale il lavoro del settore
culturale continua ad essere descritto con dovizia di similitudini
religiose quali, la vocazione, l’estasi, la protezione, il dovere –
nonché l’eccellenza - tutte espressioni che la dicono lunga sulla
visione dominante”.
E’ evidente, dunque, il forte scollamento del concetto di sviluppo
della cultura dalla sua produzione, erogazione e valorizzazione, ossia
dal suo essere a tutti gli effetti un segmento di mercato che ha
bisogno di un sano ed armonico rapporto tra regole e crescita
produttiva.
Da anni le attività necessarie a recuperare, restaurare e rendere fruibile il nostro patrimonio culturale sono svolte, in misura crescente, da imprese investite di questo delicato compito direttamente dalla pubblica amministrazione.
Dunque, se fino a qualche tempo fa gli attori del sistema potevano esaurirsi nelle attività svolte dalla sola pubblica amministrazione, oggi è sempre più evidente che la realtà è rappresentata da una pluralità di soggetti.
Quindi le sfide che ci troviamo di fronte riguardano la capacità della pubblica amministrazione di garantire un’efficace azione di tutela, valorizzazione del nostro patrimonio e produzione culturale, e di gestire un sano sistema di regole per tutti coloro che svolgono tali attività.
Non va dunque mai perso di vista che il processo produttivo di un’azione di tutela e valorizzazione è il risultato di una stretta ed elaborata collaborazione di più figure professionali, ed è quindi indispensabile, per assicurare il buon esito dell’intervento, che non se ne sottovaluti l’importanza e che si chiarisca bene il riconoscimento di tutte le competenze, i loro percorsi formativi e l’adeguato trattamento economico, con una stretta aderenza alla realtà di tale mercato.
Il mancato riconoscimento delle professionalità impegnate nelle attività culturali ha portato fino ad oggi alla diffusione di un lavoro spesso dequalificato e quasi sempre precario e mal pagato. Tale situazione si verifica sia che si lavori per un privato, sia che si collabori direttamente per la Pubblica Amministrazione.
Il
problema del riconoscimento della professionalità (anni di lavoro,
percorsi formativi, competenze acquisite, crescita professionale) è un
problema che possiamo definire “trasversale” all’intero sistema dei
beni culturali e affonda le sue radici nella consolidata idea che si ha
del lavoro artistico come di un “non lavoro”.
Non possiamo tuttavia continuare a pensare che i problemi che investono
i restauratori, gli archeologi, gli storici dell’arte, gli archivisti,
i diagnostici, i lavoratori dello spettacolo – musica, teatro, cinema –
siano problemi scollegati tra loro o che riguardano i soli diretti
interessati.
La riduzione di risorse statali e di promozione e produzione culturale, la mancata politica di rinnovamento dei tecnici e del personale specializzato o la loro progressiva riduzione, l’assenza di investimenti per l’adeguamento tecnologico, l’impoverimento e la mortificazione delle professionalità, sono problemi che vanno vissuti come limitazione individuale e collettiva alla cultura come diritto sociale, così come sancito dalla nostra Costituzione.
Chiediamo dunque a tutti i LAVORATORI DELLA CULTURA di condividere e appoggiare una mobilitazione che parte dal problema vissuto dai restauratori rispetto all’approvazione del DLgs. n. 156/2006, riguardante il riconoscimento professionale, e di tenere alta insieme a loro l’attenzione su questo punto fondamentale che sta mettendo a rischio la loro stessa permanenza nel mercato.
Chiediamo di sostenere insieme i Sindacati a cui, in questi giorni, è stato dato il mandato di rappresentare il Lavoro in un difficile tavolo di confronto con il Ministero dei Beni e delle Attività culturali e di far sentire la partecipazione e la forte attesa verso i temi che si vanno a discutere.
Vi
invitiamo dunque a partecipare all’iniziative pubbliche che seguiranno
e di cui vi daremo notizia tempestivamente.
Grazie
Per info: Fillea CGIL – via G.B.Morgagni 27 – Roma – tel.06/441141
www.filleacgil.it
Roma 23 ottobre 2006
Vi diamo nuove comunicazioni in merito
COORDINAMENTO FILLEA CGIL RESTAURO E
ARCHEOLOGIA
Roma 23 ottobre 2006
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Care
Compagne e cari Compagni,
è convocata un’ assemblea per sabato 14 ottobre alle ore 10, presso la
nostra sede, via Buonarroti 12, III piano.
L’urgenza degli
argomenti necessita di massima partecipazione!!!!!
Ordine del giorno:
via buonarroti 12, III piano. Tel 06/46206601 – www.filleacgilroma.it - fillea@lazio.cgil.it
Roma 5 ottobre 2006
Pesante eredità per il nuovo ministro del MIBAC,
Ministero Beni e Attività Culturali, lasciata dal precedente governo:
l’approvazione delle modifiche al Codice dei Beni Culturali pubblicate
a due settimane dalle elezioni politiche 2006, che porterà
all’esclusione di migliaia di lavoratori dal settore del restauro e
della conservazione
Nel Comma 6 dell’articolo del DL. N.42/2004, ben più noto come Codice
dei Beni Culturali, si legge: “…gli interventi di manutenzione e
restauro su beni culturali mobili e superfici decorate di beni
architettonici sono eseguiti in via esclusiva da coloro che sono
restauratori di beni culturali ai sensi della normativa in materia.”
“Nel 2000 e nel 2001 ( decreto ministeriale 294, modificato dal 420) –
afferma in una nota la FilleaRestauro Cgil - si sono stabiliti i
requisiti utili, in base alla formazione ed al lavoro, per la qualifica
professionale di chi opera nel restauro, per tentare di dare ordine e
coerenza ad anni ed anni di gestione del settore confusa e disorganica.
Ma proprio a causa di queste norme molti lavoratori sono rimasti fuori
dal mercato.
Il termine, previsto dall’ultimo decreto ministeriale del 2001, entro
il quale tale “prestazione d’opera” era considerata valida ai fini
delle certificazioni, è retroattivo, cioè regolamenta l’esperienza
pregressa. Per il futuro ci sarebbero stati nuovi percorsi formativi
chiari e riconosciuti”.
“Dopo il 2001, però, in Italia – continua FilleaRestauro - si è
continuato a fare formazione in modo confuso e disordinato, creando
aspettative tra i giovani che poi si sono ritrovati con titoli di
studio inutili. Gli operatori già attivi a questa data hanno di fatto
continuato, indipendentemente dal titolo, ad essere utilizzati dalle
imprese per svolgere attività di restauro a tutti gli effetti, spesso
vedendosi affidata ufficiosamente la gestione dei cantieri, assistendo
così alla proliferazione di sfruttamento e precarietà.
Questa contraddizione ha portato, giustamente, migliaia di lavoratori a
pretendere il diritto ancora disatteso di poter, ancora dopo il 2001,
dimostrare la propria posizione lavorativa e professionale.
Il nuovo Codice e le modifiche apportate hanno complicato ulteriormente
la situazione.
Nella
Parte Quinta del Codice, relativa alle disposizioni transitorie,
finalizzate a regolamentare la complessa situazione in cui lavora la
maggior parte degli operatori del settore, prima che vadano in vigore i
nuovi standard di riferimento per le qualifiche professionali e per la
formazione, i criteri di certificazione si ispirano alle norme
precedentemente in vigore, ereditandone i difetti e oltre ad essere
difficilmente esigibili, adesso risultano anche inaccessibili.
La vera novità, infatti, è che è stato confermato dal Ministero che il
termine previsto dal nuovo codice per certificare e presentare il
lavoro di restauro svolto con "responsabilità diretta nella gestione
tecnica dell'intervento", requisito specifico richiesto dalla legge per
ottenere la qualifica di restauratore, è il 12 maggio 2006, cioè la
data di entrata in vigore delle norme indicata nella Gazzetta Ufficiale
del 27 aprile 2006, in cui sono state pubblicate tali modifiche al
Codice ( articolo 182, comma 1-ter, B)”.
“Dare solo due settimane di tempo ai lavoratori del settore – conclude
la Fillea Cgil - e senza diffusione ufficiale della notizia, per
sistemare e presentare la documentazione di anni e anni di lavoro, con
tutte le difficoltà nel reperirla, è lesivo dei diritti più elementari
di questi lavoratori e impedisce di fatto alla maggioranza di accedere
ad un futuro lavorativo nel settore.
Ricordiamo a tale proposito che nel comma 1-bis dell’articolo 182 viene
specificato che le certificazioni sono anche necessarie come requisiti
per l'accesso alla prova di idoneità, prevista per coloro che non
avendo i titoli indicati nel comma 1, a,b,c, vogliano, in fase
transitoria farsi riconoscere il titolo di restauratore di Beni
culturali.
Osserviamo quindi stupefatti l’efficacia dell’esame una-tantum, che è
riuscito a risolvere il problema eliminandolo alla base ed in modo
definitivo, stabilendo dei requisiti di accesso che nessuno avrà mai.
I sindacati delle costruzioni impegnati nella tutela di questo settore,
chiedono il prolungamento dei tempi di consegna delle certificazioni e
interlocuzioni con il nuovo ministro e la sua Segreteria perché si
arrivi alla risoluzione della questione attraverso la revisione di
questi articoli del Codice”.
Roma 21 giugno 2006
Abbiamo
saputo che una società SOA veneta ha diffuso la notizia che il termine
per certificare il lavoro di restauro svolto con "responsabilità
diretta nella gestione tecnica dell'intervento" sia il 12 maggio 2006,
cioè la data di entrata in vigore delle modifiche del decreto
legislativo n.42/2004, pubblicate nella G.U. del 27 aprile.
La mancanza di chiarezza ci ha impedito
in tempi utili di dare una risposta adeguata, giacchè anche i legali
interpellati hanno dato in diversi tempi pareri discordanti, ritenendo
poco esaustivo quanto specificato nella norma.
Il punto in questione riguarda l'articolo 182, comma 1-ter, B, del
decreto legislativo del 27 aprile 2006, n. 156:
il requisito della responsabilità diretta nella gestione tecnica
dell'intervento deve risultare esclusivamente da atti di data certa
anteriore all'entrata in vigore del presente decreto, emanati, ricevuti
o comunque custoditi dall'autorità preposta alla tutela del bene
oggetto dei lavori o degli istituti di cui all'art. 9 del decreto
legislativo 20 ottobre 1998, n. 368; i competenti organi ministeriali
rilasciano agli interessati le necessarie attestazioni entro trenta
giorni dalla richiesta.
Se l’interpretazione diffusa è vera, tale norma non tiene in
considerazione lo stato di fatto e la complessa e confusa situazione in
cui i lavoratori del settore operano.
Come abbiamo avuto modo di constatare in questi anni, infatti, molti
lavoratori operano per le imprese svolgendo un ruolo in cui la
responsabilità diretta nella gestione tecnica dell'intervento non viene
mai certificata e riconosciuta a chi di fatto tale ruolo ha svolto.
Pertanto se i tempi previsti dal decreto suddetto sono sufficienti per
certificare l'attività di quanti oggi hanno avuto un rapporto diretto
con le Soprintendenze, risulta invece escludente ed assolutamente non
sufficiente per quanti si trovano costretti a dover documentare il loro
curriculum rispondendo ai requisiti previsti nelle norme transitorie di
cui all'art.182.
Fermo restando che il passo della legge è controverso e poco chiaro,
invitiamo i lavoratori che abbiano già a disposizione le attestazioni
relative alla loro attività a farle vidimare con la data di oggi alla
posta e spedirle alla soprintendenza, a titolo cautelativo
poichè non c'è nulla che chiarisca come questa documentazioni siffatta
possa essere recepita dagli organi competenti.
In ogni caso riteniamo scandaloso che proprio nella Parte Quinta del
Codice, relativa alle disposizioni transitorie, non sia stato chiaro se
i lavoratori del settore abbiano o meno il tempo necessario per
recepire quanto contenuto nella norma e quindi avere la possibilità di
raccogliere tutta la documentazione utile per certificare la propria
attività e quindi di rientrare nelle maglie delle disposizioni
transitorie stesse.
Ricordiamo a tale proposito che nel comma 1-bis viene specificato che
le certificazioni sono necessarie come requisiti per l'accesso alla
prova di idoneità prevista per coloro che non avendo i titoli indicati
nel comma 1, a,b,c, vogliano, in fase transitoria farsi riconoscere il
titolo di restauratore di Beni Culturali.
I criteri di certificazione per tali requisiti, che si ispirano alle
norme precedentemente in vigore, ereditandone i difetti, oltre ad
essere difficilmente esigibili, adesso potrebbero risultare
inaccessibili.
Aggiungiamo che la situazione viene ulteriormente complicata dal fatto
che siamo in un momento di passaggio di incarichi al governo e quindi
risulta difficile avere degli interlocutori.
La FilleRestauro Cgil si impegna a chiedere chiarimenti al più presto
al Ministero riguardo questa controversa situazione. Qualora i timori
diffusi trovassero conferma FilleaRestauro procederà anche con
l’appoggio dei lavoratori a denunciare e trovare soluzioni a questa
continua esclusione e indifferenza verso gli operatori del settore.
Coordinamento FilleaRestauro Cgil
Roma 12 maggio 2006
Le modifiche al Codice dei Beni
Culturali: “qual è il nostro parere?!”
In occasione dell’approvazione delle modifiche del Dlgs n.42/2004 e
dell’imminente decreto attuativo ministeriale per l’attività di
restauro, vi invitiamo a discuterne insieme per costruire
democraticamente una posizione comune ed a continuare, dopo la
mobilitazione nazionale del 2005, l’urgente azione di rivendicazione.
Piattaforma rivendicativa
E’ stato sottoscritto e presentato alle forze politiche dalla Fillea
Nazionale, dalla Confederazione Archeologi Italiani e dalla Lega Coop
Nazionale un documento sulle problematiche del settore e di proposta di
modifica del decreto legislativo n. 30/2004 sugli appalti pubblici nei
Beni Culturali. Al centro è stata posta l’importanza della
professionalità di quanti operano nel settore e del suo riconoscimento,
per stabilire il giusto valore del lavoro, recependolo nei costi
previsti dalle gare d’appalto e come base fondamentale per la qualità
dell’impresa, per contrastare lo sfruttamento e per lottare contro la
precarietà dei lavoratori del settore.
Parleremo del modo con cui intendiamo utilizzare questo documento e con quali prospettive.
La sicurezza sul lavoro: alcune soluzioni…..programma delle attività.
COORDINAMENTO RESTAURO E ARCHEOLOGIA FILLEA CGIL ROMA E LAZIO
Roma 27 aprile 2006
"Condivido e sostengo le ragioni che hanno portato
i sindacati del settore Restauro a indire mobilitazioni in tutta Italia
sulle problematiche dei lavoratori del comparto, di cui quella odierna
rappresenta una tappa di tutto rilievo, per il significato e la
dimensione che il patrimonio artistico e dei Beni Culturali ha in un
territorio come quello di Roma e della sua provincia".
E' questo il commento della vicepresidente della Provincia di Roma e
assessore alla Formazione Professionale, Rosa Rinaldi sulla iniziativa
"Non tutti sanno cosa c'è sotto..." , organizzata questa mattina, a
Piazza Farnese a Roma, dalle segreterie di Fillea- Cgil, Filca- Cisl ,
Feneal – Uil di Roma e del Lazio per manifestare contro il Ministero
per i Beni e le Attività Culturali ed avere un chiarimento sul percorso
formativo riconosciuto ai restauratori.
"L’Amministrazione Gasbarra - spiega la Rinaldi - fa dei beni culturali
uno dei punti centrali della sua politica nel territorio e in qualità
di vicepresidente e assessore alla Formazione Professionale, ho
individuato il comparto Restauro tra le cinque priorità della
progettazione e programmazione dell’offerta formativa del polo pubblico
provinciale per la formazione".
"La rovinosa politica di tagli delle risorse economiche, voluta
dall’attuale governo - dichiara l'assessore provinciale alle Politiche
Culturali, Vincenzo Vita - ha provocato pesanti conseguenze
sull’occupazione di circa 30mila lavoratori del settore. Una crisi
occupazionale aggravata dalla mancanza di una legislazione chiara in
materia, specialmente sul fronte della formazione. Vengono così
penalizzati gli autentici artefici della tutela e del recupero del
nostro patrimonio artistico, un bene fondamentale e unico dell’Italia,
oltre che una voce decisiva per le attività produttive del nostro
paese".
"La Provincia di Roma - conclude Vita - che ha dirette competenze
istituzionali e una lunga tradizione di interventi nel campo del
restauro vuole essere vicina alla mobilitazione dei restauratori e
tutelare le altissime professionalità presenti sul nostro territorio
che da anni fanno scuola nel mondo".
Roma 7 maggio 2005
Protestano i restauratori della Capitale. Insieme
ai colleghi di tutta Italia hanno indetto una mobilitazione contro il
decreto del ministro dei Beni Culturali, Urbani, che ridefinisce i
profili dei restauratori e degli altri operatori che svolgono attività
complementari al restauro, attraverso una definizione delle competenze
talmente generica da snaturare l’inquadramento professionale del
Contratto Nazionale degli Edili.
A Roma e nel Lazio lavorano circa 10.000 restauratori dei 30.000
presenti in tutt’Italia, l’80 per cento donne. La maggior parte è
costituito da giovani: l’età media è di 32 anni.
L’ iniziativa unitaria nazionale, promossa dai sindacati degli edili,
Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil, partirà da Roma il 7 maggio a
Piazza Campo dei Fiori e proseguirà nelle principali città d’arte del
nostro Paese: Bologna, Catania, Firenze, Napoli, Perugia e Venezia,
città nelle quali per tutto il mese di maggio le organizzazioni
territoriali unitarie di categoria organizzeranno appositi presidi nei
punti di maggior incontro con l’opinione pubblica.
L’iniziativa sarà caratterizzata dalla
raccolta di firme e dalla distribuzione di 30 mila cartoline da far
sottoscrivere ai lavoratori del restauro che verranno inviate al
Ministro dei Beni Culturali.
Roma
20 aprile 2005
Parte da Roma la protesta dei restauratori
italiani, che hanno indetto per oggi una mobilitazione contro il
decreto del ministro dei Beni Culturali, Urbani, che ridefinisce i
profili dei restauratori.
In Italia lavorano circa 30.000 restauratori, l’80 per cento sono
donne. La maggior parte è costituito da giovani: l’età media è di 32
anni.
L’ iniziativa unitaria nazionale è promossa dai sindacati degli edili,
Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil.
Nel corso dell’incontro sono state illustrate le modifiche proposte dai
sindacati al Decreto del Ministero Beni Culturali, che definisce troppo
genericamente i profili degli addetti al restauro e degli altri
operatori che svolgono attività complementari al settore, snaturando
l’inquadramento professionale del Contratto Nazionale degli Edili.
L’iniziativa sarà caratterizzata dalla raccolta di firme e dalla
distribuzione di 30 mila cartoline da far sottoscrivere ai lavoratori
del restauro che verranno inviate al Ministro dei Beni Culturali.
Nonostante le dichiarazioni fatte sull’importanza
economica e strategica dei Beni Culturali nel nostro paese, il Governo
in realtà non punta e non investe adeguate risorse per lanciare
un’economia di settore.
A partire dal 2000 si è assistito ad una progressiva contrazione della
spesa, come si deduce dai dati relativi ai finanziamenti destinati alla
conservazione, nel 2004 si è infatti registrata una diminuzione degli
investimenti pari al 30% su base nazionale rispetto all’anno
precedente.
La scelta di tagliare così drasticamente i fondi
non è giustificabile e corrisponde ad una pericolosa
deresponsabilizzazione da parte del governo verso un settore strategico
come questo.
E’ necessario sottolineano i sindacati degli edili che l’intero sistema
venga preso in considerazione anche come sistema produttivo che
promuove cultura.
Bisogna puntare ad un insieme di regole che pur tenendo fermi i
principi di tutela, conservazione e fruizione, garantiscano alle
imprese ed agli operatori del settore il riconoscimento della
professionalità, dei diritti e delle tutele.
Le principali disfunzioni nascono, oltre che dai
motivi sopra indicati, da un problema di fondo che è quello della
mancanza di strumenti di riconoscimento omogenei delle professionalità
operanti nel settore.
Un problema che investe tutte le figure che operano nei beni culturali;
dall’Archeologo, allo Storico dell’Arte, al laureato in Beni Culturali,
al Tecnologo della Conservazione fino ad arrivare al Restauratore, per
il quale il problema è ulteriormente complicato dalla mancanza di
percorsi formativi chiari e dalla totale assenza di standard formativi
di riferimento.
Il problema dell’individuazione di chi è restauratore e chi no è
certamente uno dei grandi nodi nel settore della conservazione. Tale
problematica, scaturita dalla necessità di garantire interventi di alta
qualità, sulle opere d’arte che costituiscono il nostro patrimonio
culturale, ha catalizzato l'interesse e la discussione degli ultimi
anni all'interno del mondo del restauro. A queste discussioni non ha
corrisposto da parte delle Istituzioni un atteggiamento responsabile
che portasse a fare chiarezza sulle professionalità necessarie al
settore, ritardando di fatto l’elaborazione di standard formativi che
permettessero di realizzare corsi di studio uniformi per tipologia e
titoli rilasciati.
In Italia esistono tre Istituti statali, che dipendono direttamente dal
Ministero per i beni e le attività culturali; l’Istituto Centrale per
il Restauro, l’Opificio delle Pietre Dure, l’Istituto Centrale per la
Patologia del Libro (l’Istituto per il Restauro del Mosaico sta
cercando di ottenere da anni il riconoscimento ufficiale del titolo).
I primi due Istituti sono attivi e formano in tutto 36 restauratori
all’anno. I titoli rilasciati sono gli unici riconosciuti dalle
Soprintendenze per il conseguimento della qualifica professionale di
restauratore.
Da queste due scuole sono usciti dal dopo guerra ad oggi circa 1.300
restauratori.
Esistono poi moltissime scuole regionali, provinciali e private che
hanno già licenziato circa 10mila restauratori ai quali però le
Soprintendenze non riconoscono la formazione.
Bisogna sottolineare che l’esiguo numero di Restauratori diplomati e
riconosciuti nel nostro Paese non è sufficiente a soddisfare la
richiesta di lavoratori nel settore.
Aggiungiamo a questa lista anche molti lavoratori privi di formazione
specifica, che hanno acquisito la loro professionalità direttamente sul
cantiere, in alcuni casi attraverso contratti di formazione lavoro.
Tutti questi lavoratori non sono mai stati considerati, dalle
Soprintendenze e dalle imprese del settore, restauratori di beni
culturali malgrado i titoli ottenuti dai diversi centri di formazione.
Il Ministero calcola che non vi siano in Italia più di 600 restauratori
di beni culturali, mentre ignora il numero dei così detti collaboratori
restauratori di beni culturali.
E’ in via di pubblicazione un nuovo Decreto che stabilisce i profili di
competenza dei restauratori e degli operatori che svolgono attività
complementari al restauro o altre attività di conservazione dei beni
culturali mobili e delle superfici decorate di beni architettonici,
adottato ai sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n.
400 d’intesa con la Conferenza Stato - Regioni.
Vengono individuati quattro profili professionali:
• Il Restauratore
conservatore di beni culturali
• L’Operatore
qualificato sui beni culturali
• L’Operatore
specializzato sui beni culturali
• Altre attività
complementari e integrative di conservazione dei beni culturali e delle
superfici architettoniche decorate.
Il Progetto di Decreto definisce per il momento
solo la figura del Restauratore conservatore di beni culturali mobili e
superfici decorate di beni architettonici, mentre individua solo i
contenuti essenziali delle competenze degli altri operatori.
L’approfondimento di questi ultimi profili di competenza viene
rimandata ad un successivo decreto da concordare con le Regioni.
Inoltre la descrizione delle competenze professionali previste per la
figura dell’operatore qualificato di beni culturali non corrisponde
all’attività fino ad oggi svolte dalle figure di collaboratori
restauratori nei cantieri e nei laboratori di restauro, dove hanno
sempre svolto, sotto le indicazioni metodologiche di un restauratore
accreditato presso le Soprintendenze, tutte le operazioni di restauro
conservativo, talvolta gestendo interamente il cantiere.
Tutte queste figure non possono venire ignorate, va loro riconosciuto
il ruolo svolto in tutti questi anni a sostegno della salvaguardia del
nostro patrimonio culturale.
Dopo l’iniziativa di Roma, alla quale hanno partecipato, oltre ai rappresentanti del settore restauro, il Segretario Generale di Feneal Uil Franco Marabottini, il Segretario Generale aggiunto di Filca Cisl Giuseppe Virgilio e il Segretario Generale di Fillea Cgil Franco Martini, la mobilitazione proseguirà nelle principali città d’arte del nostro Paese: Bologna, Catania, Firenze, Napoli, Perugina e Venezia, città nelle quali per tutto il mese di maggio le organizzazioni territoriali unitarie di categoria organizzeranno appositi presidi nei punti di maggior incontro con l’opinione pubblica.
Roma 18 aprile 2005
Si terrà il 18 aprile a Roma l’ Iniziativa unitaria nazionale Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil per lanciare la mobilitazione nazionale sulle problematiche professionali delle figure operanti nel settore del Restauro, a sostegno delle modifiche proposte dai sindacati al Decreto del Ministero per i beni e le attività culturali. Un Decreto che definisce i profili dei restauratori e degli altri operatori che svolgono attività complementari al restauro, i cui contenuti vanificano i risultati raggiunti nel Contratto Nazionale degli Edili.
L’iniziativa sarà caratterizzata dalla raccolta di
firme e dalla distribuzione di 30 mila cartoline da far sottoscrivere
ai lavoratori del restauro che verranno inviate al Ministro dei Beni
Culturali. A seguito dell’Iniziativa di Roma, la raccolta di firme
continuerà nelle principali città d’arte del nostro Paese: Bologna,
Catania, Firenze, Napoli, Peruga, Roma e Venezia, città nelle quali per
tutto il mese di maggio le organizzazioni territoriali unitarie di
categoria organizzeranno appositi presidi nei punti di maggior incontro
con l’opinione pubblica.
All’incontro parteciperanno oltre ai rappresentanti del settore
restauro i Segretari Generali di Fillea Cgil, Franco Martini, Filca
Cisl, Domenico Pesenti e Feneal Uil, Franco Marabottini.
Lunedì 18 aprile 2005, ore
9.30-13.00
Casa internazionale delle Donne,
Palazzo del Buon Pastore, Via della Lungara n. 19 Roma
L’Iniziativa sarà un’occasione per fare
il punto sul settore del Restauro
e dei Beni Culturali in Italia.
Roma 12 aprile 2005
Nell’immaginario comune un cantiere edile è un
luogo di lavoro del tutto estraneo alla presenza femminile. Ma la
presenza delle donne, anche se in maniera impercettibile, è in leggero
aumento. Esistono sempre più donne geometra, donne ingegnere, donne
architetto o che si occupano di particolari lavorazioni (design,
bioarchitettura e recupero urbano).
La Fillea Cgil di Roma e Lazio stima nella Capitale una presenza di
personale femminile nel settore intorno al 3 -4 %. Sono soprattutto
impiegate che lavorano negli impianti fissi.
Ma in edilizia la parte del leone la fanno le donne restauratrici. A
Roma e nel Lazio se ne contano più di 8.000 unità.
Sono uscite dalle scuole private, dai corsi regionali e dall’Istituto
centrale del Restauro. L’età media è di 32 anni.
Le figure professionali più diffuse sono: la restauratrice di quadri,
affreschi, monumenti. Ma anche le restauratrici di mobili antichi,
addette alle botteghe del restauro. Figure altamente specializzate che
hanno particolari conoscenze tecnico-scientifiche e un patrimonio
culturale di tutto riguardo. Molte di esse lavorano con contratti
atipici e sono disperse nelle società edili che fanno restauro. Sono
poche invece le restauratrici inserite nell’organico del ministero dei
Beni Culturali o che lavorano negli Enti locali.
“A costoro – sottolinea il Segretario Generale della Fillea Cgil di
Roma e Lazio, Sandro Grugnetti - bisogna dare maggiori tutele e
percorsi formativi e professionali certi e riconosciuti.
Per le migliaia di donne che lavorano in questo settore – aggiunge
Grugnetti – si pone anche un altro problema:: quello della sicurezza.
L’attività della restauratrice si svolge spesso all’aperto ed in
qualsiasi stagione dell’anno, su ponteggi, in scavi archeologici, e in
ambienti malsani. Il rischio di ammalarsi è piuttosto alto”.
I rischi più frequenti per le donne sono:
• problemi di vista
• esposizione agli agenti atmosferici (pioggia, caldo, ecc)
• lesioni traumatiche accidentali
• azione (a volte oncogena) cutanea delle radiazioni ultraviolette dei raggi infrarossi
• azione irritante, tossica ed oncogena delle sostanze utilizzate nel restauro
• problemi per inalazione di polvere ambientali
• contaminazione da funghi, miceti, bacilli, stafilococchi, pseudomanas
• rischi di infezioni con uova di parassiti, spore di carbonchio, tetano, leptospira
L’incidenza degli infortuni sul lavoro si attesta
su una percentuale molto alta (circa il 39%), testimoniando l’elevato
livello di rischio e la non sufficiente gestione delle situazioni e
delle problematiche proprie dello specifico campo di attività.
La Fillea Cgil di Roma e Lazio, impegnata da tempo nelle battaglie dei
restauratori ha intenzione di costituire un Osservatorio sui
Restauratori e sulle loro condizioni di lavoro.
Roma 7 marzo 2005
Il Comune di Roma, Scuole serali, ha organizzato 2
Corsi diretti, il primo a neofiti, appassionati, studenti universitari,
il secondo a restauratori più esperti.
Il corso inizia a completamento delle classi, circa 8 persone ognuna,
all'inizio di ottobre e l'orario è pomeridiano.
Il costo varia dai 77 Euro per chi ha un reddito basso, sino ai 300
Euro, per i redditi maggiori.
L'attestato ha valore di pratica di bottega certificata dal Comune.
L’Indirizzo della scuola è Via Bavastro, il numero di telefono 06
6865976.
PROGRAMMA DI RESTAURO DELLA CERAMICA
Scuola ZABAGLIA p.zza S. Paolo ala Regola 41
Materie e argomenti:
1. TEORIA DEL RESTAURO : DA RUSKIN A BRANDI , i
teorici che elaborarono le teorie del restauro dal secolo dei Lumi al
secolo appena trascorso e ai quali dobbiamo gli attuali criteri di
intervento sui BB.CC.
2. LEGISLAZIONE DEI BB.CC. LE LEGGI DI TUTELA E LA PUBBLICA
AMMINISTRAZIONE DELLO STATO E DELLE AMMINISTRAZIONI PERIFERICHE.
L'attuale legislazione sulla conservazione dei BB.CC. e gli enti
preposti ad attuarla sia in ambito statale che negli ambiti delle
amministrazioni locali.
3. TECNICA DI RESTAURO : PULITURA, CONSOLIDAMENTO, INTEGRAZIONE E
ASSEMBLAGGIO: i più moderni sistemi di intervento sui materiali fittili
derivati dalla grande esperienza degli artigiani italiani e degli
istituti pubblici preposti alla formazione professionale dei
restauratori ed al controllo degli interventi di conservazione.
4. CHIMICA DEL RESTAURO : SOLVENTI, SOLUZIONI. ACIDI, BASI , RESINE:
nozioni pratiche di chimica applicata ai BB.CC. per consentire ai
discenti
di comprendere le ragioni scientifiche della scelta di un prodotto
chimico
rispetto ad un altro e gli effetti che si intendono ottenere nel
restauro.
5. STORIA DELLA CERAMICA E TIPOLOGIA DEI MANUFATTI CERAMICI : DALLA
CERAMICA PRESITORICA A QUELLA GRECA, ETRUSCA, ROMANA, MEDIEVALE E
RINASCIMENTALE. CENNI SULLA PORCELLANA : Un viaggio nella storia
dell'arte e dell'artigianato relativa alle tecnologie impiegate ed ai
risultati formali che gli antichi ceramografi volevano ottenere dalla
argilla cotta, sino alla scoperta della formula della porcellana cinese.
6. CATALOGAZIONE DEI MANUFATTI CERAMICI DI PREGIO: I SISTEMI DI
CATALOGAZIONE PIU' USATI , CENNI AL SISTEMA DRESSEL E ALLE TAVOLE DEL
C.V.A. Gli attuali sistemi di classificazione usati dagli enti preposti
alla catalogazione ed al restauro dei BB.CC. partendo dale ricerche
dell'archeologo che classificò i reperti del monte Testaccio e le
tavole del Corpus delle ceramiche archeologiche.
7. TECNOLOGIA DEI MATERIALI: TIPOLOGIA DELE ARGILLE, TIPOLOGIA DI
COTTURA E DI DECORAZIONE, SISTEMI DI FORMATURA Nozioni di tecnologia
delle argille partendo dalle località estrattive ai più moderni sistemi
di formatura a tasselli mobili, a tornio e a colaggio e le tecniche di
cottura in ambiente chiuso.
8. DIAGNOSTICA DEL RESTAURO:CENNI dei più moderni sistemi di
osservazione dello stato di conservazione effettuati direttamente
dall'occhio umano che dalle moderne tecnologie derivate dalla fisica
dei materiali.
9. STORIA DEL RESTAURO : DAL '700 AL '900. Le più celebri scuole di
restauro italiane dall'età dei lumi ai nostri giorni.
10. CENNI DI RESTAURO ANTIQUARIALE . Cenni sui sistemi di restauro
estetico che vengono operati nelle botteghe di restauro al di fuori
dell'ambito scientifico.
11. SISTEMI DI RICONOSCIMENTO. I trucchi del mestiere per riconoscere
gli interventi di falsificazione e di rifacimento nel mondo
antiquariale.
12. NORME DI SICUREZZA IN LABORATORIO. Nozioni sulle leggi vigenti nel
campo della sicurezza dei laboratori e dei cantieri di restauro (Lg 494
e 626)
13. LABORATORIO DI RESTAURO: CATALOGAZIONE A COMPUTER, MISURAZIONE E
RICOSTRUZIONE GRAFICA, PULITURA. CONSOLIDAMENTO, INTEGRAZIONE E
ASSEMBLAGGIO Tutto ciò che è stato appreso teoricamente dalla bocca
dell'insegnante viene realizzato dagli allievi sotto lo sguardo dei
docenti preposti e dei responsabili della scuola.
14. VISITE GUIDATE A MUSEI, MOSTRE E LABORATORI Ina visione complessiva
della evoluzione dei manufatti ceramici e dei sistemi di
musealizzazione. Quindi una disamina de visu degli interventi di
restauro scientifico nei laboratori autorizzati.
Il programma verrà svolto in due periodi di uguale durata:
1) nei primi 4 mesi si svolgerà la parte teorica riguardante la storia della ceramica, del restauro, le tipologie decorative e tipologiche, la teoria e la storia del restauro con interventi di pulitura , ricostruzione grafica e documentazione e i principi giuridici.
2) Nella seconda parte si effettueranno i restanti interventi di restauro e la parte pratico- scientifica in campo applicativo.
Le visite guidate e i sopralluoghi si svolgeranno durante tutto il corso dell'anno a causa della cadenza delle mostre e delle manifestazioni ed ove sarà possibile si otterrà la gratuità degli ingressi.
I materiali fittili su cui intervenire verranno forniti da privati e da pubbliche istituzioni e sovente delle copie di manufatti antichi sui quali gli allievi potranno fare esperienza diretta.
Programma del secondo anno di
specializzazione di Restauro della Ceramica
Si allega qui di seguito il programma sintetico del nuovo Corso:
Analisi scientifiche sui prodotti ceramici
La catalogazione dei materiali archeologici: la schedatura in uso nelle
Soprintendenze
Tecniche di recupero dei materiali ceramici sullo scavo archeologico
Tecniche di ritocco pittorico sulla ceramica
La fotografia nel restauro della ceramica
Esecuzione di stampi per la ricostruzione dei manufatti ceramici.
Il restauro della maiolica invetriata
Il restauro della porcellana
Il consolidamento della ceramica monumentale
Il restauro della ceramica moderna
Il disegno degli oggetti ceramici mediante il p.c.
Tecniche di trasporto e imballaggio dei materiali ceramici
Visita del museo archeologico di Tarquinia
Visita del Museo della Ceramica di Civitacastellana
Varie ed eventuali suggerite dagli allievi
Roma 30 settembre 2004
Il 18 e 19 giugno p.v. si terranno a Roma,
all’Università La Sapienza, un Convegno ed un Seminario organizzati
dalla Fillea Cgil di Roma e Lazio, dal titolo “Il Restauro visto da
Vicino”.
Nel corso del convegno verranno presentati i dati di una Ricerca della
Fillea di Roma e Lazio sul settore, si discuterà inoltre di cifre,
problemi e proposte sul mestiere di chi conserva l’arte. Il seminario
tratterà metodologie di lavoro nel restauro per l’acquisizione di
strumenti formativi su sicurezza, prevenzione e rispetto ambientale.
Per le tematiche trattate l’iniziativa è stata sponsorizzata anche
dalla European Agency for Safety and Health at Work e compresa nella
Settimana Europea per la Sicurezza.
Roma 4 giugno 2004
– In
occasione del rinnovo del contratto dell’edilizia torna la discussione
sulla definizione delle figure professionali del restauro.
Attraverso la tua partecipazione alle nostre iniziative puoi
contribuire al miglioramento.
– La
Fillea CGIL con l’Università la Sapienza di Roma sta portando avanti
una ricerca conoscitiva sui problemi del restauro e sulla sicurezza e
prevenzione.
Contribuisci anche tu a questa indagine compilando il questionario che
la Fillea CGIL ti fornisce presso la propria sede, nei cantieri e.sul
sito internet.
– La Fillea CGIL è a disposizione tutti i martedì dalle 16,00 alle 19,00 con lo SPORTELLO RESTAURO, per le seguenti consulenze:
formazione
certificazioni e qualifica professionale
sicurezza e prevenzione
previdenza e previdenza complementare
consulenze fiscali
ufficio vertenze e legali
indagini conoscitive sul settore restauro
informazioni sui cantieri in partenza
Roma 13/02/2004